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Indice degli  articoli 

 

1) L'OGGETTO DEL GODERE: UNA ULTERIORE TEORIA PRESUPPOSTA CHE ALIMENTA MALESSERE SOCIALE

 di BERTIN ROBERTO

2)  DISSOLVENZA NEL SIMBOLICO: IL TERRORISMO E LA SUA IMPOTENZA INDIVIDUALE E SOCIALE

 di BERTIN ROBERTO

 

* L’OGGETTO DEL GODERE: UNA ULTERIORE TEORIA PRESUPPOSTA

CHE ALIMENTA MALESSERE SOCIALE *

 

 

Ancora una volta pseudo-pensiero psicoanalitico utilizzato a difendere/innalzare teorie sociali e “club privè” viene diffuso in appoggio di posizioni, ideologie su omosessualità e omofobia che avrebbero bisogno di essere decostruite e non trasformate in vessilli di presunti diritti negati. E’ il caso dell’articolo di F. Lolli sul “manifesto” del 07/11/09 che affronta il discorso del “presunto” orientamento sessuale del soggetto per trasformarlo in una rigida teoria sociale e relazionale, impermeabile ad una seria decostruzione psicoanalitica che vada da Freud a Contri fino alle posizioni autenticamente psicanalitiche descritte dal lavoro del L.F.L.P. di Torino su sessualità e omosessualità. Ma andiamo con ordine: parlare di teoria della sessualità e di oggetto sessuale: “è il vizio occulto dei fondamenti del nostro pensiero non sano, . . . inibitore del rapporto (S & A) . E pensare l’astrazione . . . alla mancanza per ritrovare l’unità . . .” (G. Gramaglia).

Sostanzialmente il privilegiare la coppia essere/divenire che censura totalmente il reale accadere di ogni individuo. Proprio questo pensare patologico viene esperesso da Lolli nel suo articolo quando parla di ricapitolazione definitiva compiuta dall’individuo come unico e irripetibile punto d’arrivo circa la sua scelta eterosessuale od omosessuale: Lolli avvalla come pseudo-pensiero psicoanalitico sul soggetto, una astrazione sulla sessualità che nulla ha a che fare con l’accadere nel soggetto sano: un oggetto che vede Au come totale possibilità di soddisfazione, senza percorsi separati verso oggetti sessuali privilegiati, che sono già dall’inizio scelte patologiche, pensiero nevrotico che purtroppo trova ascolto sociale di gruppo, a causa della violenza che comunque le strutture superegoiche sociali esercitano su chi esce dagli schemi di una sessualità funzionale ed imposta a fini di controllo individuale e sociale.

Lolli nega che: “tra essere e divenire c’è il mare dell’accadere, cioè dei fatti concreti che accadono nell’universo …” (G. Gramaglia) ed individua come percorsi rigidi e definiti le scelte sessuali degli individui: non ne riconosce per quanto riguarda l’omosessualità la limitazione rispetto all’universo possibile di soddisfazione e ugualmente pensa l’etero sessualità come altrettanto pre-definito esito “assoluto” della ricerca della soddisfazione. Così restiamo nella dimensione di un “simbolico assoluto”: la dimensione preferita del pensiero patologico non clinico e sociale. Proviamo quindi ad esaminare l’omosessualità non come aspetto determinato della soddisfazione, ma come teoria presupposta: “l’omosessuale è rigoroso nel fatto di rivolgersi solo a persone del suo sesso … pratica una filosofia incarnata di vita e teoria presupposta … (G. Gramaglia) l’omosessuale nega le “possibili” universali soluzioni al suo percorso di soddisfazione e costruisce un partito preso contro l’altra metà dell’universo; nega “a priori” con esso qualsiasi rapporto di soddisfazione. Allora, siccome le istituzioni sociali hanno sempre represso con violenza “diverse” espressioni sessuali (ma questo riguarda anche l’eterosessualità) è stato facile (almeno in parte) costruire un partito, fare proseliti per far passare una scelta di pensiero patologica da clinica a sociale. Ed è proprio questa che Lolli, nel suo articolo, incautamente difende, spacciandola come “l’acquisizione di una certezza, che il soggetto sperimenta …”: proprio come dicevamo prima, Lolli difende come pensiero sano una filosofia incarnata che esclude dalla possibile fonte di soddisfazione, attraverso i suoi talenti, metà dell’universo. Come dice ancora G. Gramaglia: “l’errore non sta nel fatto di fare sesso con lo stesso sesso, il che potrebbe andare benissimo, ma il fatto che il sesso con lo stesso non produce il figlio, cioè cambia in logica quel rapporto di scambio che fonda il diritto, rispetto alla coppia dell’universo uomo/donna, perché nell’omosessualità non c’è universo …”: vale a dire “figlio” come arricchimento dell’universo. Nell’omosessualità non c’è lavoro economico, ci si ferma solo a guardare, spesso si produce pensiero sublime ed ineffabile: il massimo della perversione relazionale. Lolli, infine, nella parte conclusiva del suo articolo, parla della eventuale azione psico-terapica ricondizionante per il soggetto omosessuale, chiedendosi se: “l’arma della parola, il potere del simbolico, sia in grado di bonificare l’ambito pulsionale …”. Qui siamo proprio fuori da qualsiasi analisi psicoanalitica, che rispetti il pensiero freudiano e i suoi sviluppi in Contri e nel L.F.L.P.: il primo punto, è ormai chiaro, è che Lolli non è neppure in grado di riconoscere, che già la posizione omosessuale si situa nel registro del simbolico e dell’astrazione e non salva nulla della N.S. di ogni individuo. Il secondo punto è che nessuna analisi agisce nella dimensione del simbolico: in analisi il simbolico e le sue teorie presupposte si decostruiscono, si smontano nel tentativo “possibile” che il oggetto riconosca la sua N.S. aperta alla soddisfazione in tutto Au. Detto tutto ciò, è scontato, che occorre denunciare con forza tutte le violenze e le omofobie che la nostra “incivile” struttura sociale manifesta: ma per far ciò non occorrono “nuovi diritti” da club privè degli omosessuali, ma è sufficiente difendere con forza i diritti di libertà di tutti gli individui che sono sanciti dalla nostra costituzione al di là di ogni orientamento di qualsiasi genere, e soprattutto da parte degli psicoanalisti difendere e far conoscere socialmente e culturalmente la N.S. di ogni soggetto orientata alla possibile soddisfazione in tutto e per tutto Au.

Altrimenti:

“la meta finale del partito omosessuale è un mondo in cui nessuno ascolta nessuno … dove vige una pace oggettiva, mortifera, eletta a programma: Pasolini docet, si rilegga: “Supplica a mia madre” da “Pagine Corsare”. (G.-Gramaglia)

 

 

 

Bertin Roberto

 

 

07/11/2009

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

- Franco Lolli – L’oggetto del godere tra corpo e pensiero – Manifesto – 07/11/2009

- G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana – L.F.L.P

 

 

 

DISSOLVENZA NEL SIMBOLICO: IL TERRORISMO E LA SUA

IMPOTENZA INDIVIDUALE E SOCIALE

 

Premesso che la lotta al capitalismo globalizzato e totalizzante di oggi e il conseguente consumismo assoluto e svilente per il soggetto e per la sua identità(diritto a un lavoro che non lo riduca a “merce”) è ancora al centro di una lotta politica che abbia caratteristiche di sinistra e di rispetto dei diritti di tutti i lavoratori, dobbiamo assolutamente chiederci, perché la forma più estrema di lotta politica di sinistra, cioè il terrorismo violento e omicida degli anni ’70-’80, sia fallito: non ci interessano le pseudo-spiegazioni che parlano di rifiuto del terrorismo da parte di una sedicente “società civile” e neppure quelle relative di una “vittoria dello stato” che in termini di repressione e altrettanta violenza c’è stata. Utilizzeremo, come sempre, le conoscenze psicoanalitiche da Freud a Contri per tentare una breve, ma significativa analisi del fenomeno. Se qualcuno ha la pazienza di andarsi a rileggere un “vecchio” (si fa per dire) romanzo del 1962 di G. Arpino intitolato “una nuvola d’ira” (ristampato in questi mesi da Rizzoli per la collana BUR), che già alla sua prima pubblicazione scatenò le ire dei vari opinionisti culturali del P.C.I. dell’epoca (vedi nella prefazione), può riuscire ad individuare fra i tre protagonisti del romanzo, la figura di Angelo: sicuramente dai suoi discorsi e dal suo modo di relazionarsi un soggetto proto-terrorista, che evolverà negli anni successivi, in tanti soggetti reali, che faranno la scelta estrema della lotta armata. Come direbbe sicuramente G. Contri, un soggetto in cui il principio di realtà abbandona progressivamente il principio di piacere: un principio di realtà che progressivamente si fa duro, terribile, fino a diventare violento e dispensatore di morte. Cosa provoca questo cambiamento? Il crescere nel pensiero del soggetto in una patologia che G. Gramaglia chiama “astrazione”: astrazione della domanda in Au del soggetto, che si sgancia dal corpo, che costruisce quella rigida e opprimente dimensione del simbolico: dove gli altri diventano un A altro presupposto, negativo, il nemico (leggere alcune pagine del romanzo di Arpino 57, 58, 59). Quando nel soggetto l’ordine simbolico fa “nodo” (per dirla con Lacan) inestricabile con il reale e l’immaginario (vedremo poi, nel caso del terrorista, quale può essere l’immaginario)1 il pensiero di natura viene schiacciato da innumerevoli teorie presupposte ed antitetiche che freddamente programmano violenza e omicidio. Nell’ordine del simbolico che domina il soggetto l’ordine del comando prevale sull’ordine del diritto a soddisfazione. Fin qui l’esame della psicologia del soggetto terrorista (fatte salve naturalmente le diverse storie individuali di ogni soggetto che è diventato terrorista). Ma, certamente, non è finita qui: perché la società capitalistico-borghese di sopraffazione socio-econ.-culturale di ieri come di oggi, non era e non è una astrazione: ma una realtà concreta ed esperibile da tutti. Da dove deve partire, quindi, il rifiuto della modernità/progresso di ieri come di oggi? Dall’analisi freudiana, le patologie del pensiero, del rifiuto del principio/diritto alla soddisfazione diventano prima patologie sociali e poi forme teorico-sociali della civiltà: la civiltà, la società civile costruisce le sue strutture giuridico-economiche-relazionali su teorie presupposte che hanno origine nel pensiero patologico individuale. Naturalmente tutte le lotte di sinistra del passato secolo non hanno mai tenuto conto di ciò (anche quando potevano farlo, dopo la pubblicazione di questa analisi freudiana) sia in forma di lotta costituzionale, oppure violenta hanno sempre “rimosso” questa origine, per gettarsi utopicamente (in senso speranzoso e tragico, perché la speranza è sempre nevrotica) in lotte collettive, di massa, o di elite (come il terrorismo), che mai hanno tenuto conto quanto le alienanti strutture socio-economiche da combattere, fossero anche originariamente patologie soggettive del pensiero. La legge, che afferma la rilevanza fondamentale delle teorie presupposte individuali contro la soddisfazione e il pensiero di natura, nella formazione delle teorie sociali più alienanti ed economicamente discriminanti per gli individui, non è mai stata fatta propria, né riconosciuta dai movimenti di lotta sociale del secolo scorso (naturalmente neanche oggi). Ancora oggi la patologia del pensiero individuale diventa teoria sociale, rafforzata ulteriormente, da quell’imperativo superegoico sempre più perverso del: “Godi!!” che è la dimensione simbolica svuotata di ogni reale del pensiero di natura a soddisfazione, che il sistema capitalistico-consumista globalizzato ha fatto propria. Allora, occorre capire che: “non è una questione plurale, ma solamente ciascuno per sé, ne può uscire, rendendone conto a sé stesso… non è una questione di gruppo o di massa … fino a che presupponiamo che questo plurale sia condivisione, alimenteremo solamente ideologie di comunione di beni” che altri si spartiranno con guerra, sangue … (G. Gramaglia).

Mi pare che il pensiero di G. Gramaglia chiarisca definitivamente il problema: solo il soggetto può uscire da T.P. che si fanno teorie sociali alienanti e distruttive, non il gruppo, non la massa o naturalmente la lotta di massa, soltanto quando ogn’uno avrà fatto questo lavoro soggettivo, o sarà in via di elaborarlo, si potrà parlare e agire un diverso legame sociale: intrapreso sull’amicizia reciproca al pensiero di natura, a soddisfazione di ogn’uno (vedi “società amici del pensiero” fondata da G. Contri)

Allora, il possibile, reale “terrorista” è il soggetto che agisce su di sé e nel sociale per sviluppare l’amicizia del/con il pensiero di ogn’uno? Sicuramente si, nell’abbandono di ogni nostalgia violenta che dal passato, ma anche dall’oggi, costruisce pensiero patologico individuale e tragicamente sociale.

 

 

Nota 1: l’immaginario del terrorista è quello che si può definire idealizzazione: “il pensiero si ammala di teoria, si fissa … poi questo pensiero si fa corpo e sangue … (G. Gramaglia) da un Altro diventato astrazione, lontano da ogni relazionalità, fino alla tragica e violenta fissazione simbolica del terrorista: ma distruggere i simboli e basta, non guarisce il soggetto, né rende la società più giusta.

 

Bertin Roberto

 

 

30/10/2009

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

- G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana – L.F.L.P

- G. Gramaglia – Psicoanalisi oggi? Che cosa vuol dire? (scritto per L.F.L.P)

- G. Contri – Il pensiero di natura - SIC

- G- Contri – Statuto fondativi della società amici del pensiero (vedi “Studium cartello”)

  • G. Arpino – Una nuvola d’ira – Rizzoli BUR

 

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