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LA PSICOLOGIA COLLETTIVA DEGLI ITALIANI E’ UN “MIX DI STANCHEZZA  E VERGOGNA” DICE IL C.E.N.S.I.S.: MA CHE SIGNIFICA? *

di BERTIN ROBERTO

 

* LA PSICOLOGIA COLLETTIVA DEGLI ITALIANI E’ UN “MIX DI STANCHEZZA     E VERGOGNA” DICE IL C.E.N.S.I.S.: MA CHE SIGNIFICA? *

 

 

-         Sul “Manifesto” del 05/12/09 Ida Dominijanni nel suo articolo di commento all’annuale rapporto C.E.N.S.I.S. sulla situazione italiana, cita l’affermazione sopra riportata nel titolo: la psicologia degli italiani sarebbe dominata in gran parte da un “mix di stanchezza e vergogna” che ne condiziona profondamente i comportamenti. Forse, però, occorre approfondire in maniera un po’ più accurata cosa può significare questa definizione, soprattutto perché, come dice giustamente, la giornalista del “Manifesto” si tratta di una condizione esistenziale in grado di provocare, prima o poi, profondi sconquassi alla stabilità del governo.

Utilizzeremo, come sempre, per approfondire cosa significhino “stanchezza e vergogna” il pensiero psicoanalitico come pensiero/diritto di natura. Possiamo cominciare a dare più senso alla parola “stanchezza” se la sviluppiamo attraverso la certamente sempre più diffusa “fatica relazionale””: grave e profonda insoddisfazione dei soggetti nei loro rapporti con A altri e con Au come universo di relazione e soddisfazione. Quello che manca radicalmente è una economia psichica soddisfacente.  Dice G. Gramaglia: “un soggetto sano tratta l’intera realtà sociale … come fonte di beneficio … proprio non meno che dell’altro” già questo dovrebbe far pensare quanto pensiero patologico condiziona i soggetti di oggi: Au è generalmente vissuto come realtà da sfruttare/consumare, senza nessuna attenzione per la sua realtà, dove la fonte di beneficio è solo consumo personale ed egoistico, non certo di tutti. Ma ancora G. Gramaglia aggiunge: “il soggetto vive economicamente secondo il giudizio realistico della illimitatezza delle risorse dell’universo in ordine alla soddisfazione: l’infelicità non deriva da una penuria di risorse, ma da un inganno in merito alla legge dei rapporti”. Cosa significa questo? Significa che non è “la quantità” di risorse disponibili a fare soddisfazione, ma l’eliminazione dello “squilibrio”. Infatti la parola “squilibrio” è di continuo uso nelle teorie economiche passate e presenti e sta ad indicare un uomo insoddisfatto che ha rinunciato alla soddisfazione. Invece di parlare di squilibrio dovranno parlare, nei rapporti fra gli individui, di “guadagno”, non di profitto di pochi che “squilibrano” i molti, ma di competenza economica di ogni soggetto: “al godimento dei beni propri offerti dall’altro perché li investa nel modo più conveniente al raggiungimento della soddisfazione” (G. Gramaglia).

Sostanzialmente: per eliminare quella stanchezza relazionale citata dal C.E.N.S.I.S. occorre rendere coscienti i soggetti che nella vita psichica non esiste l’ordine della necessità (quello che negli animali è l’istinto), ma esiste soltanto l’ordine del guadagno. Se ciò non avviene, è perché il pensiero dei soggetti è sempre più patologico, dominato da teorie presupposte che si fanno teorie sociali in merito allo “sfruttamento/dominio” sugli altri perché c’è, ad esempio, “penuria di risorse”: esattamente ciò che porta all’esaurimento reale delle risorse sia quelle naturali che quelle intese come capacità di dare soddisfazione degli uomini e delle donne. Vediamo ora di esaminare l’altro elemento della definizione che dà il C.E.N.S.I.S. cioè la presunta “vergogna”, che domina la psicologia collettiva degli italiani. Vergogna è sicuramente sinonimo di senso di colpa, cioè quella condiziona relazionale che: “non permette al soggetto di esprimere le proprie imputazioni, i propri giudizi” (G. Gramaglia) sostanzialmente il blocco del pensiero di ogni soggetto, che subito sviluppa, come teoria presupposta, la credenza che la condizione di insoddisfazione soggettiva sia irrimediabile, dipenda da una catena di cause impossibile da eliminare. Appare subito evidente come questa teoria presupposta individuale si faccia subito sociale: basta leggere i commenti dei lettori a varie notizie sui giornali od ascoltare i discorsi della gente nelle situazioni esistenziali e relazionali quotidiane. La legge naturale che permette di incontrare un A altro come partner e non porre così alcuna obiezione al ricevere un beneficio viene rimossa, trasformata in vergogna e poi inevitabilmente in angoscia, paura, odio per l’altro e per il suo Au universo: esattamente la situazione di percezione socio-relazionale più diffusa oggi, sfruttata e incrementata criminalmente da diverse forze politiche che governano l’Italia oggi. C’è un rimedio a questo “mix” distruttivo che, giustamente, la I. Dominijanni vede come dirompente rispetto alla stabilità di governo (aggiungo: qualsiasi tipo di governo)? L’unico rimedio possibile che indica la psicoanalisi e il suo pensiero di natura è quello del recupero “uno ad uno” per ogni soggetto della propria norma soggettiva: qualsiasi scorciatoia, che si voglia prendere (individualistica e/o sociale) produrrà soltanto l’aumento di teorie presupposte individuali e sociali che accresceranno nel sociale credenze sorrette dall’angoscia, dall’aggressività, dall’isolamento individuale: veramente un “mix” letale per il soggetto e la socialità, che invece potrebbe svilupparsi verso e per l’amicizia del pensiero di ogni individuo, capace di essere beneficio, a non porre ostacoli all’essere beneficio, per un altro nella varietà economica della soddisfazione in Au universo. Occorre un lungo e paziente lavoro del pensiero psicoanalitico e di altri pensieri amici nel sociale, per arrivare al risultato prima indicato: ce ne sarà il tempo, prima che tutto sia irrimediabile?

 

 

Bertin Roberto

 

 

06/12/2009

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

- Manifesto del 05/12/2009

- G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana – L.F.L.P

 

 

 

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