MAPPA DEL SITO

 


OASIS

PENSIERI  E  PARADIGMI IN  FILOSOFIA

MANIFESTO DEL SITO 

 

 

MANIFESTO FILOSOFICO 

Sono temi cruciali nell’odierno dibattito filosofico la svolta linguistica, il concetto di verità,  la natura delle cultura, le concezioni olistiche. Quest’ultima pare in qualche maniera ricomprendere gli altri temi e in particolare il concetto di verità che nella cultura contemporanea è sempre più sollecitato verso caratterizzazioni olistiche.

Ma preso sul serio e portato alle sue estreme conseguenze, il paradigma olistico non priverebbe di senso e verità tutta l’articolazione del sapere? All’interno di un olismo radicale, che senso possono avere una storia della filosofia, una storia della musica o discipline autonome come la fisica o la psicologia?

Oggi si assiste o si tende a dare per scontata una certa cultura olistica, presente, almeno come dilemma di scelta in tutte le discipline. Si invoca l’olismo nella conoscenza, la si esige in medicina, in psicologia, in filosofia, come opposizione e priorità del tutto rispetto alla parte, dell’organismo rispetto all’ organo, della comunione corporale e spirituale col mondo in opposizione alla ‘devastante’ conoscenza scientifica come è andata affermandosi nella modernità o come viene interpretata dai partigiani dell’Olismo.

 Secondo noi Cassirer coglie nel segno quando afferma che le modalità di conoscere e di agire nel mondo avviene attraverso forme e organizzazioni diverse e autonome fra loro. Si pensi ai gruppuscoli nazisti dominati da un mito (quello di Hitler e del suo mondo realizzato nel nazismo) che impone una forma e determina una lettura del mondo. L’aderente alla setta assume come propria quella visione che emergendo in lui come un articolato culturale diviene il suo mondo di senso. Non è che costui non conduca la sua vita non vedendo le cose e le connessioni delle cose, secondo le leggi condivise della quotidiana vivenza e sopravvivenza; si nutre, osserva convenzioni sociali, riconosce le leggi scientifiche come gli altri individui che con lui convivono e vive gli eventi con quella continuità di leggi ( si pensi all’induzione) rispetto alle quali si comporta in coerenza; anche perché, diversamente, non potrebbe vivere e sopravvivere.

Non sono, però, queste leggi e questa cultura ad emergere come sue fonti di senso: non vede in esse ciò che può dare alla sua vita quel senso importante attraverso il quale emerga un sistema di riferimento capace di fornirgli un interpretazione per cui valga la pena vivere e agire.  

Costui vive il mondo quotidiano e la cultura condivisa come sussistenza, come routine del vivere quotidiano, mentre sente il suo mondo mitico come quell’importante senso del mondo secondo cui vivere e agire. Non solo per vegetare ma per vivere una vita che solo da quel mondo mitico riceve senso e comprensibilità.

Considerazioni analoghe valgono per l’artista, la cui distrazione nel vivere quotidiano costituisce quasi un luogo comune o per il religioso per il quale, anche nel mondo di oggi, quanto più grande è l’adesione ( si pensi ai vari estremismi e integralismi religiosi) tanto più grande è la visione del mondo in termini drammaticamente religiosi, una visione di senso che fornisce sensi e motivazioni così importanti ed esclusivi che neppure l’omicidio, la strage e il suicidio sfuggono alla loro egemonia.)

La difesa antiolistica purtroppo si riduce molto spesso a un banale “Avete ragione ma purtroppo non siamo in grado di affrontare …” “Avete ragione ma oggi si può arrivare solo …”, “Avete ragione ma i risultati ci incoraggiano a proseguire su questa strada”, quasi che la concezione olistica fosse verità indiscutibile. Ma verità indiscutibile non lo è affatto. La teoria dei sistemi chiusi che producono autovalori, autocomportamenti, mondi di senso ci invita al contrario verso una possibile realtà di distinti e verso uno studio sensato di autonomi mondi di senso.

Filosofia dei distinti è anche quella di un Croce oggi snobbata proprio e soprattutto in quella filosofia dei distinti giudicata troppo astratta e artificiosa; quasi che Croce intendesse significare che l’uomo fosse diviso in quattro nature autonome, non comunicanti fra loro, incapaci di reciproca influenza. In realtà quella di Croce, che inorridiva di fronte a una non autonomia dell’estetico e a una sua dipendenza dal pratico-ecomico, era soprattutto un’esigenza morale. Ognuno di noi che lo scrittore, il lettore, il musicista vivono loro tempo, e questo lo sapeva anche Croce. Quando Strawinsky dice: … l’anno 1909 significa “atonalità” e l’atonalità creò uno hiatus che i marxisti tentano di spiegare come un problema di pressioni sociali mentre in verità fu una irresistibile spinta all’interno dell’arte.”  Dice qualcosa di molto simile a ciò che intendeva Croce con la sua filosofia dei distinti. Ciò che premeva a Croce, in un clima filosofico in cui l’olismo si manifestava con una generale e fondante strutturazione sul sociale, era di garantirne l’autonomia. Sotto questa luce quella sua filosofia dei distinti, tanto criticata come astratta e maldestra sovrapposizione al sistema hegeliano, appare più l’affermazione di una esigenza salvifica, che una teoria. Non a caso Enzo Paci nella sua storia della filosofia contemporanea, sottolineò più volte il peso sempre maggiore assunto dal pratico, dal vitale nella tarda speculazione crociana. Del resto i mondi chiusi di cui parlano ad esempio Varela, Maturana, Foerster, Hofstadter sono mondi chiusi ma non isolati; la chiusura è una proprietà cibernetica interna al sistema, che è comunque inserito nel mondo da cui riceve stimoli

 

 

Sito web gratis da Beepworld
 
L'autore di questa pagina è responsabile per il contenuto in modo esclusivo!
Per contattarlo utilizza questo form!