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OASIS    PROGETTO AVANGUARDIE

 

 

Rivoluzione in letteratura

 

La rivoluzione avvenne tanto nei contenuti::  Frammentazione della FABULA  (Joyce) Perdita e confusione di identità ( Pirandello,

Kafka ) Flusso di coscienza (Joyce Spaesamento, perdita della certezza ( Pirandello, Kafka) Intervento dell’inconscio ( Pirandello,

Svevo, Joyce) che nella forma: Disintegrazione delle regole, della sintassi, (Joyce) Contaminazioni del linguaggio letterario con

gerghi e dialetti (Joyce e come vedremo Gadda, Pasolini, ecc. ) Liberazione dai vincoli della rima e del metro (Futurismo, Ungaretti,

Accettazione dell’incompiuto del frammento.

Gli autori affrontano l’argomento

 

 

 

IL FUTURISMO 

 

Di questo movimento artistico-letterario, si è messa in evidenza la funzione di rottura che ha avuto rispetto ai rigidi schemi della tradizione e l'apertura verso nuove sperimentazione.

1.        La sua poetica è chiaramente delineata nel Manifesto di  del 1912 :

2.        Abolizione di aggettivi, avverbi, punteggiatura;

3.        Sostantivi disposti a caso;

4.        Verbo all'infinito;

5.        Collegamenti analogici;

6.        "Distruggere nella letteratura ,l'"io", cioè la psicologia.

 

FILIPPO MARINETTI 

 

     Coi due scritti  Manifesto,  Uccidiamo il chiaro di luna Marinetti proclama al mondo il verbo futurista. Gottfried Benn nei suoi Saggi dichiarò "L'avvenimento che segnò la fondazione dell'arte moderna in Europa  fu la pubblicazione del manifesto futirista di Marinetti [...] Nous allons assister à la nassaince du Centaure [...] e scriveva: "un'automobile ruggente [...] della è più bello della vittoria di Samotracia" Questi erano gli avanguardisti; singolarmente, però, anche i realizzatori"


I manifesti, gli scritti futuristi esaltano la velocità, le macchine, le automobili, gli aerei e l'azione in generale. Non solo un manifesto letterario ma in generale per tutte le arti, per tutti gli artisti. La proclamazione di una ideologia di azione e di vita, contro l'immobilismo, il feticistico, peccaminoso, torbido culto del passato, delle rovine, dei musei. Ma il futurismo di Marinetti non è riducibile all'esaltazione delle macchine e della velocità, bensì si basa "sul completo rinnovamento della csensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scentifiche" e sulle "diverse forme di comunicazione, di trasporto e di informazione" che influenzano la nostra maniera di percepire e  agire nel mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ungaretti

 

            Senza il Futurismo Poeti come Ungaretti non avrebbero potuto

inventarsi forme di poesia tanto libere

La sua poesia si presenta veramente innovativa:

1.      frantumazione della metrica,

2.      isolamento grafico e fonico delle parole

3.      la tendenza all'illuminazione "folgorante";

4.      l'oscurità del linguaggio, per l'uso di rapide analogie e metafore.

Il porto sepolto, Veglia, San Martino del Carso, Soldati, Vanità, Girovago, Mattina

 

   Wirginia Woolf

 

                                                    

per prima seppe comprendere come la coscienza indifiduale fosse investita da un flusso di immagini, sensazioni, pensieri disparati, di cui gli scrittori concentrati nella narrazione della catena principale degli eventi non avevano mai tenuto conto. Avveniva così la scoperta letteraria del flusso di coscienza ben presenti nei romanzi La signora Dalloway, Gita al Faro,
Ma la Woolf è ben più che una geniale sperimentatrice. Come scrittrice donna volle esplorare la condizione delle donne intellettuali nella società. Nel suo saggio Una stanza tutta per me   in cui racconta quanto fosse stato e fosse difficile per una donna, una sposa una madre riuscire a ritagliatra tra i vari impegni legati alla casa alla famiglia un tempo e un angolo di libertà, ma è anche una dichiarazione di poetica sulla dimensione androgina della mente creatrice e dove la stanza fisica rinvia metaforicamente a una condizione della donna scrittrice schiava dei moduli del linguaggio e del pensare maschile.

Ebbe sempre verso Joice, verso l'esposizione disinibita delle volgarità presenti nell'Ulisse un atteggiamento di aristocratico disprezzo

 

 

Il flusso di coscienza

L'impegno dell'autore è quello di tradurre sulla pagina il fluire ininterrotto dei pensieri, il "flusso di coscienza", attraverso la tecnica del monologo interiore. Le riflessioni, i ricordi, le fantasticherie dei personaggi vengono registrati così come si succedono dentro di loro, in modo discontinuo, alogico. Il narratore onnisciente, quello che sa ed è in grado di spiegare tutto, è scomparso. Joyce non narra una storia, ma la rivive attraverso la mente dei personaggi, nel fluire- per sua natura caotico- della loro coscienza, dove la realtà anziché essere composta e riordinata, è frammentata e scomposta.

Solo così l'"odissea" dell'uomo comune nella società di massa poteva essere raccontata : non dall'esterno, come una sequela di avventure, di imprese, ma dall'interno, come un flusso di sentimenti e pensieri, di frasi spezzate e rimaste incompiute. Ma il flusso di coscienza che coinvolge tanto nella Woolf che in Joyce la frammentazione della realtà, la rinuncia alla compiutezza, il concetto di epifania e si esprime in modi così differenziati non si può comprendere senza leggere le loro opere

 

JAMES JOYCE  autore  dell'ULISSE

 

Non stupiosce che i severi, spartani, nobilissimi, dei gestori dell’alta e altissima arte, spaventati e timorosi di spaventare e scandalizzare e l'educata, benpensante, omologata nei buoni sentimenti società letteraria civile non gli abbiano attributo il premio Nobel. Seduti sulle comode poltrone della cultura egemone del loro tempo, nei pudori del loro tempo  questi alti, altissimi professori dagli elevati elevatissimi ideali e sentumenti non potevano certo premiare un colosso di cui vedevano solo gli affamati pantagruelici piedi . Nulla di male. Il Nobel non lo ebbero neppure Proust, Celine, Broch, Musil,  Borges insomma i più grandi. InItalia non lo ebbero  Ungaretti e Moravia, Ungaretti, e ma in compenso fuorono premiati la Deledda e il retore Quasimodo

 


                                                                       

 

Ci aspetteremmo la narrazione di vicende e imprese di immane difficoltà, che un uomo astuto intelligente quanto Odisseo, l'eroe omerico, motivato da una forte curiosità, riesce a superare. E invece ci troviamo di fronte Leopold Bloom, impiegato dublinese, di mediocre intelligenza; "un uomo qualunque", che compie azioni comuni epassa le giornate girando per Dublino. Nella sua esistenza qualunque, ogni episodio acquista, però, un significato straordinario, poiché, secondo Joyce, il senso della vita sta tutto qui: nella sequenza, spesso caotica, di gesti, de sentimenti  de pensieri. Già questa scelta del soggetto determina la grande novità dell'opera di Joyce,  il cui carattere rivoluzionario e sperimentale non è solo linguistico.

ll gigantesco Joyce procede con la sua nave disseminando con forza straordinaria pari solo alla sua tenace opera di puntiglioso architetto e artigiano a costruire la sua poderosa opera grondante di significati Di capitolo in capitolo seguiamo l'eroicomico umano carnale meschino Ulisse-Bloom aggirarsi tra gli organi del corpo, fra le strade di Dublino, fra i capitioli di un’enciclopedia del sapere fra le prestazioni degli organi umani. si susseguono reni, genitali, cuore, polmoni, stomaco, cervello, sangue,orecchio, muscoli, ossa, occhi, naso, utero, gambe, nervi, scheletro, carne, grasso, così come in parallelo si susseguono i posti e gli episodi di quell'altro Ulisse partenza di telemaco- Dedalus, Nestore, Proteo, Calipso, Lotofagi e così via e scorrono i posti, torre, scuola, spiaggia, casa, eucaristia, funerale, ecc. la sequenza di scienzer ed arti, dalla mitologia, alla religione, dalla retorica all'architettura, dalla meccanica alla musica mentre la scrittura inizialmente progettata come susseguirsi del tradizionale dialogo con il rivoluzionario monologo interiore, adagiato sul flusso ininterrotto di coscienza è ora articolato in ordinate frasi grammaticali ora esplode come un fiume in piena in un caotico susseguirsi di parole senza punti, senza virgole, senza frasi e successivamente riprogettato dal pantagruelico autore come in tutto e per tutto baroccamente in simbiosi con il senso, il gusto, l'aura, la carnalità degli eventi.

 

Molta critica nobile, mostra fastidio e quasi irride la ragnatela di simboli; ma per Joyce, come scrive a Linati, l'Ulisse E’ l’epopea di due razze (Israele-Irlanda) e nel medesimo tempo il ciclo del corpo umano ed anche la storiella di una giornata(vita) […] Sette anni di lavoro – Accidenti! E’ una specie di enciclopedia, anche. La mia intenzione è di rendere il mito sub specie temporis nostri; non soltanto ma permettendo che ogni avventura (cioè ogni ora, ogni organo, ogni arto connessi ed immedesimati nello schema somatico del tutto) condizionasse anzi creasse la propria tecnica. Ogni avventura è per così dire una persona benché composta di persone – come favella l’Aquinate degli angelici eserciti.”

 

Nell'Ulisse c’è tutto questo e anche di più. Non una Summa Theologica (benchè anche teologia e filosdfia siano presenti) ma Una Summa Antropologica. Se non si avvertono queste presenze è solo perché Joyce ha lavorato il suo piatto da grande e funambolico cuoco.

Per cucinare un così colossale capolavoro ci voleva un grande colossale cuoco e Joyce non è solo un colossale cuoco ma anche un affamato commensale che s’ingozza di sentimenti, passi, suoni, parole. Prende gli ingredienti li lavora, li sala, li spezia, il mescola, li assaggia, li divora. Avanza come un titano e raccoglie carni, verdure, birre, liquori, donne, uominii, case, taverne, spiaggie, vicoli, miserie, putridume, pigrizie, organi. Mescola tutto, spreme e offre generosamente in tutte le forme comportamentali: volgarità, sublimità, banalità, ottusità, malignità, pigrizie masturbazioni, amori, sesso, miserie degli uomini, della città, della  civiltà.

L’unità di questo colossale capolavoro che sconvolge i bempensanti della buona società e delle lettere, che osa permettere che il flusso delle immondizie delle coscienze esca e si cristalizzi ancora palpitante sulla carta fino all’apoteosi finale della moglie peccatrice, sta proprio nell'essere (con tutti gli ingredientii) una Summa Antroplogica. Non solo il flusso di coscienza. Joyce, diligente e geniale artigiano, ce li serve nelle forme letterarie del discorso, dell'imitazione,  dei flussi di coscienza, delle tecniche teatrali, del inguaggio burocratico. E non solo. L’orgia delle frasi, degli stili, delle parole, mutilate, tronche, violentate, onomatopeiche si espande. Nel forno gli ingredienti e i lieviti, crescono, esondano. L’Ulisse è un delirio d’onnipotenza e libertà e come tale fu percepito, suscitando, clamori, proteste, entusiasmi. Uno può amarlo o detestarlo, ritenerlo un'opera di alta poesia o una sterile costruzione senz'anima, ma dovrà in ogni caso riconoscere che dopo di lui la libertà in letteratura non è più la stessa.

 

 


 


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 I labirinti di KAFKA

 

  Secondo Borges  in  Nataniel Hawtorne ( a sinistra) Herman Melville (a sinistra ) si respira già un'atmosfera Kafkiana 

In Hawthorne sono kafkianamente inquietanti gli appunti per nuovi racconti. Uno parla di una serpe accolta e alimentata per vent'annii, lo tormente orribilmente un'atro che si verfichino avvenimenti strani, misteriosi, atroci, che distruggono la felicità di una persona.. Che questa persona li imputi a nemici segreti per scoprire,alla fine,che è lui l’unico colpevole e la causa.un terzo recita: in mezzo alla folla immaginare un uomo il cui destino e la cui vita sono appesi al destino di un altro,come se i due stessero in un deserto

Due persone aspettano per la via un avvenimento e l’apparizione dei principali attori.L’vvenimento sta già accadendo ed essi sono gli attori.  Nello striaordinario racconto Wakefield.siamo nel mondo di Melville e di Kafka

 

 

Melville

Moby Dyck e l’ossesione fanatica disperata, insensatache trascina tutta la ciurma in un mare senza fine.

In Berteleby lo scrivano Barteleby è claustrobia impersonata da un personaggio che vive in un ufficio la sua misera e serissima vita. Poco alla volta trascina il notaio e i suoi aiutanti nella sua incomprensibile pazzia. simboleggiata da assurdi, incomprensibili, irragionevoli  rifiuti accompagnati con assoluta ostinazione dalla frase "Preferirei di no"         

 

 

Gregor Samsa, giovane rappresentante di commercio una mattina, svegliandosi " da sogni inquieti", si accorge che di essersi trasformato in un grande è trasformato in un grande scarafaggio. Ciò che sorprende, più ancora del fenomeno straordinario, è la naturalezza con cui Gregor accetta il nuovo corpo di insetto. Kafka presenta l'assurdo come normale e naturale. Egli racconta l'impossibile come possibile. A tale risultato contribuiscono i modi stessi della narrazione. Nella scrittura kafkiana, la rappresentazione di fatti così fuori dell'ordinario non è accompagnata da alcun cenno di meraviglia, ma ci è offerta con il tono freddo e distaccato , come se si trattasse di avvenimenti consueti.

 

Non è difficile trovare in questa miscela di normalità e di assurdo un'allusione alle tante assurdità di cui è costellata l'esistenza degli uomini, alla quale essi si adattano con "inspiegabile" naturalezza.

 Il senso di smarrimento, di incomprensione, di labirinto, di distanza infinita e irrangiungibile, la costante presenza di gerarchie infinite e incomprensibili, compenetrano le sue opere; Josep K. nel Processo, verra giustiziato dopo essersi dibattuto inutilmente contro un tribunale in cui non crede, che non riuscirà mai a raggiungere, di cui non conosce l'accusa, nel Castello K. muore senza riuscire a raggiungere il castello i cui signori inaccessibili, lo hanno assunto come agrimensore. Anche nei racconti.domina l'insuccesso che si dilata all'infinito. Così un messaggio imperiale non giunge mai, così un uomo muore senza essere riuscito a visitare il villaggio vicino. "La più indiscutibile virtù di Kafka è l'invenzione di situazioni intollerabili."Osserva Borges" Per l'inciusione perenne gli bastano poche righe. Per esempio: "L'animale strappala frusta dalle mani del suo padrone e si punisce per tramutarsi nel pasdrone e non comprende che ciò non è altro che unìillusione prodottada un nuovo nodo sulla frusta". [...]L'elaborazione è meno ammirevole dell'invenzione. Di uomini non ce n'è che uno, nella sua opera: l'Homo-domesticus - così ebreo e così tedesco - bramoso di un posto, sia pur umilissimo, in un ordine qualsiasi nell'universo"

 

 

 

 

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