MAPPA DEL SITO

 

 

 

E’ ora di tirare le somme, dopo  questa breve panoramica in cui, tra l’altro, non si è  parlato, ad esempio della danza, del teatro che subirono analoghe rivoluzioni come non si è parlato delle nuove forme di espressione artistica quali, ad esempio, la fotografia, il cinema, il fumetto.Ci siamo  occupati poco di analizzare e di dare giudizi estetici, come forse poco ci siamo occupati dei "precursori"; Queste queste non potevano nascere all’improvviso e dal nulla e furono certamente preparate da artisti che, in un certo senso, gettarono nuovi semi e aprirono nuove vie. Ciò che ci interessava era di raccontare anche succintamente il fenomeno e mostrare come questo fosse esteso anche al di fuori di ciò che si intende quando si parla del fenomeno delle avanguardie artistiche. Quest’ultima parte intende trarre le somme in termini di filosofia e significati ponendosi alcune domande.

Siamo sicuri che queste “rivoluzioni” abbiano creato o inventato nuovi linguaggi?

La domanda è in un certo senso provocatoria. Vorrei però farvi notare che un artista come Strawinsky ricuperò nelle sue opere ritmi e sonorità della vecchia Russia; che il Jazz ricuperò ritmi sincopati e melodie pentatonali africane; che lo stesso Picasso studiò quelle maschere africane che venivano giudicate, nelle loro deformazioni, come l’esito rozzo, scadente di una civiltà primitiva e le amò come vere espressioni artistiche di una diversa civiltà. Queste circostanze ci dicono che non solo ci fu uno sfondamento dell’ “Eurocentrismo" culturale, ma anche una diversa visione di quelle espressioni artistiche popolari del passato occidentale che non erano state omologate da quella stessa cultura. E’ significativo a questo proposito il seguente brano tratto da Le Oscillazioni Del Gusto di Gillo Dorfles:

 …..proviamo, ad esempio a paragonare tra di loro certi canti cilentani con le banali e romantiche canzonette partenopee. Ci accorgeremo subito come quelle canzoni arcaiche (che vengono ormai “gustate” solo dalle genti del luogo: esigue isole etniche in via di estinzione ) sembrano oltremodo ostiche e “stonate” alla popolazione della costa, abituata alla canzonetta in tonica e dominante dalla facile e grossolana sonorità. Le stesse, per contro, suoneranno curiosamente efficaci e insolite ad orecchie colte, già avvezze all’atonalismo della musica moderna, o al modalismo di canti arcaici.( p. 47 )

  L’esplosione delle avanguardie ha modificato il concetto di “artistico”?

Dall’artistico come armonia, grazia e simmetria del neoclassicismo, ecc. si passa al bello come “vero” del romanticismo. Con le avanguardie e i loro esiti così differenti non vi sembra che emerga anche un valore dell’artistico come fonte di urto e di spaesamento?  Per Heidegger, lo spaesamento era una delle funzioni dell’arte; Adorno parla di un’arte creata secondo i canoni della tradizione e omologata al nuovo mondo totalizzante della tecnica e di un’arte avanguardista che deve creare nuovi linguaggi per urtare, per esprimere la ribellione verso questo mondo della tecnica totalizzante.

  L'artista è indubbiamente figlio del suo tempo, ma fino a che punto si può ritenere che il senso della sua opera sia frutto delle vicende economiche e sociali della sua epoca?  

 Per introdurre il problema, vero punto nodale della riflessione sul senso dell'arte, su cui hanno dato il loro parere pensatori come Hegel e Marx, darò solo due citazioni come imput: la prima di un artista, tratta dal testo Colloqui con Strawinsky di Strawinsky / Craft

Domanda di Craft:

Non ritiene che il pubblico in generale sia dappertutto isolato dalla musica contemporanea, composta all’incirca dopo il 1909,quanto l’Unione Sovietica?

Risposta di Strawinsky:

Non dappertutto, non in Germania per esempio, dove la mia musica più recente viene eseguita per il pubblico con la stessa frequenza con cui negli Stati Uniti si esegue Strauss e Sibelius. Ma l’anno 1909 significa “atonalità” e l’atonalità creò uno hiatus che i marxisti tentano di spiegare come un problema di pressioni sociali mentre in verità fu una irresistibile spinta all’interno dell’arte.”

 la seconda di un critico d'arte, Gillo Dorfles:

Purtroppo il rapporto arte-società si muove di solito da un succubato dell’arte alla società, si considera necessario che l’arte rifletta o “rispecchi “ i valori sociali, si parla dell’arte (marxianamente) come d’una sovrastruttura ( in tal modo limitandone o, quanto meno, subordinandone l’esistenza a ben più decisivi fatti strutturali: economici, tecnici), e si giunge al punto di dare giudizi estetici che presuppongono una “giusta” impostazione sociologica (e politica) da parte dell’artista o del critico e dello storico d’arte.....( Le Oscillazioni Del Gusto)

 

 

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